Endas Marche
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FAQ



1)CHE COS’E’ UN’A.P.S.
A.P.S. è un acronimo per significare Associazione di Promozione Sociale Le A.P.S. sono associazioni riconosciute e non riconosciute , i movimenti e i gruppi costituiti ai sensi della L. 383/2000, che svolgono, in forma continuativa, attività di utilità sociale a favore di associati e terzi senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati. Le associazioni di particolare importanza possono diventare A.P.S. Nazionali a condizione che possiedono una capillare diffusione sul territorio nazionale attraverso Sedi locali. Per quanto riguarda la Regione Marche le A.P.S., operanti da almeno un anno sul proprio territorio presenti possono richiedere l’iscrizione al Registro Regionale.

2)QUAL’E’ LA LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO?
Al termine dell’anno 2000 è stata approvata in Parlamento la terza legge quadro sull’associazionismo, dopo quelle sul volontariato e sulle cooperative sociali: la legge 383/2000 e il D.M. 471/2001 completa il quadro normativo del terzo settore, disciplinando il riconoscimento e la costituzione delle associazioni di promozione sociale. Vi sono inoltre una serie di Circolari Ministeriali a chiarimento di dubbi interpretativi di alcuni articoli delle Leggi di riferimento. Nonché, per quanto riguarda la nostra regione, le A.P.S. sono disciplinate anche dalla L.R. n° 9/2004 e dal DGR n° 80 del 02/08/2004.

3) QUALI SONO LE NORME CHE DEVONO ESSERE ESPRESSAMENTE PREVISTE NEGLI STATUTI PERCHE’ QUESTI SIANO CONFORMI ALLE LEGGI?
Le associazioni si costituiscono con atto scritto (atto costitutivo) nel quale deve tra l’altro essere indicata la sede legale. L'atto costitutivo è molto semplice e recita qualcosa del tipo: E' costituita in ....... luogo ...... l'associazione denominata ......... Essa funzionerà secondo le norme stabilite dallo statuto che si allega al presente atto costitutivo. Sono presenti i signori: Nome Cognome Residenza CF firma. Il presidente eletto dall'assemblea costituente è ....... Il funzionamento dell'associazione è regolato dallo statuto. Lo Statuto è invece un po' più impegnativo perché deve tracciare le finalità e le norme di funzionamento dell'associazione. Esso è suddiviso in articoli: La scomposizione nei due documenti non è obbligatoria ma in ogni Contratto di Associazione è indispensabile prevedere almeno 2 organi (l'Assemblea dei soci e gli Amministratori), in via facoltativa un organo di controllo (di solito chiamato Collegio dei Probiviri) Lo statuto dell’associazione deve espressamente indicare: - la denominazione - l’oggetto sociale dell’associazione, - l’attribuzione della rappresentanza legale, - i criteri per l’ammissione e l’esclusione dei soci, - l’indicazione dei loro obblighi e diritti, - l’obbligo di rendicontazione con relativa approvazione da parte degli organi statutari, - le modalità di scioglimento e di devoluzione del patrimonio a fini di utilità sociale. - l’assenza di fini di lucro, - il divieto di distribuzione anche indiretta di utili, - l’obbligo di reinvestire l’eventuale avanzo di gestione in attività istituzionali espressamente previste nello statuto, - nonché l’elettività delle cariche associative (salvo deroghe espressamente previste).

4)COME SI COSTITUISCE IN FORMA SCRITTA?
E' necessario scrivere un Contratto di Associazione; se il documento è redatto dai soci è un atto privato, che può essere registrato o meno e le cui firme possono essere eventualmente autenticate da un notaio. Affinché l'associazione sia riconosciuta e l'associazione sia persona giuridica (art. 14 del CodiceCivile), il documento deve assumere la forma dell'atto pubblico; sono obbligatori: un capitale sufficiente (per un'associazione che opera a livello locale il capitale minimo è di circa 15.000 EURO), ricorrere a un notaio, la registrazione presso l'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate, la pubblicazione del decreto del riconoscimento sul Bollettino Ufficiale della propria Regione. Il Contratto di Associazione spesso si compone di due documenti: • un Atto Costitutivo • uno Statuto Molte associazioni redigono solo un generico atto costitutivo contenente i sopracitati elementi essenziali e rimandano a successivi accordi l'elaborazione di uno Statuto dettagliato.

5)CHE DIFFERENZA C'È TRA LA SCRITTURA PRIVATA E QUELLA PUBBLICA?
Come abbiamo detto, se la costituzione avviene sotto la supervisione di un notaio e l'atto viene registrato, essa ha pubblica fede ed è denominata atto pubblico, altrimenti è una scrittura in forma privata. La scrittura privata, secondo il Codice Civile, vincola i firmatari e vale nei confronti di terzi fintanto che i firmatari riconoscono la propria firma. Per evitare scherzi da parte dei firmatari si ricorre all'atto pubblico, che prevede l'autentica delle firme dal notaio (il quale autenticando le firme certifica anche la coerenza e la conformità dell'atto con la legge) e la registrazione. La differenza materiale sta innanzitutto nei costi: il notaio costa intorno ai 300 EURO. La differenza sostanziale sta nel fatto che solo con un atto pubblico è possibile, in futuro, chiedere il Riconoscimento e diventare quindi Persona Giuridica.

6)A COSA SERVE REGISTRARE STATUTO O ATTO COSTITUTIVO PRESSO L'UFFICIO LOCALE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE?
In primo luogo, secondo l'art. 2704 del Codice Civile la scrittura privata (cioè non autenticata dal notaio) - che, come scritto negli artt. precedenti, può essere imposta a terzi, mentre ai firmatari solo finché essi ammettono la loro firma - non ha nessuna possibilità di essere imposta a terzi per quanto riguarda la data, a meno che la scrittura non sia stata registrata, e in quel caso vale come data la data di registrazione. Nel caso di una associazione la registrazione di una scrittura privata non autenticata serve non tanto per vincolare i soci (per quello servirebbe l'autentica della firma) ma piuttosto per evitare che un estraneo si appropri del nome e del simbolo dell'associazione. In secondo luogo, le associazioni possono svolgere attività a pagamento verso i propri soci senza che tali attività siano considerate commerciali, ma solo se lo statuto o atto costitutivo è redatto sotto forma di atto pubblico e/o scrittura privata autenticata e/o scrittura privata non autenticata ma registrata. Per registrare ciascun atto servono almeno 2 copie in originale, ( ma è preferibile farne di più anche perché qualora si richieda l’iscrizione al Registro Regionale la copia deve essere autenticata dal notaio o da un pubblico ufficiale) 2 marche da bollo da 14,62 EURO e 168 EURO di imposta di registro (cfr. il D.P.R. 26 aprile 1986 n.131 "Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro"). Una copia la tiene l'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate e le altre bollate e registrate,vengono restituite all’associazione I fogli su cui scrivere l'atto DEVONO essere fogli formato protocollo (A3 piegato a metà) di 4 pagine, ogni pagina DEVE avere 25 righe, e in ogni riga DEVONO stare tot sillabe, i margini non devono essere superati ecc. Nell'era del computer e delle stampanti, gli ufficiali giudiziari si regolano facendo pagare una marca da bollo ogni 4 pagine A4 (cioè per 5 pagine servono 2 marche da bollo), e verificando a occhio che i margini siano più o meno giusti e che il carattere non sia troppo piccolo. Alcune persone si sono viste rifiutare il foglio perché andava riscritto con carattere più largo.

7)L'ASSOCIAZIONE PUÒ AVERE UN CODICE FISCALE? A COSA SERVE?
Certamente, se è stata costituita in forma scritta (registrata o meno). E' necessario dare comunicazione all'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate dell'avvenuta "nascita" di questo nuovo soggetto. L'Agenzia delle Entrate rilascerà un codice fiscale. E' possibile ottenere il codice fiscale anche senza aver registrato lo statuto o l'atto costitutivo. Avere il codice fiscale non significa essere una persona giuridica e non obbliga alla compilazione della dichiarazione dei redditi!! A cosa serve Il codice fiscale è indispensabile per: • registrare statuto e/o atto costitutivo; • acquistare beni con fattura; • intestare all'associazione beni immobili (tramite il suo rappresentante legale); • stipulare contratti di locazione; • richiedere contributi e/o rimborsi spese a istituzioni; • erogare compensi; • versare ritenute d'acconto; • compilare dichiarazioni fiscali sia proprie (modello UNICO) che per dipendenti (modd. CUD ecc.); • esercitare attività commerciali occasionali o abituali; • sfruttare la clausola prevista dal secondo periodo del I comma dell'art. 143 del Testo Unico in materia di imposte sui redditi secondo cui puoi chiedere un corrispettivo per un servizio che non diventa attività commerciale se il corrispettivo non supera i costi vivi: non compi attività commerciali, non fai l'UNICO, ma devi documentare i costi con le fatture, e per avere le fatture devi avere il codice fiscale Se non fai nulla di tutto ciò il codice fiscale puoi anche non chiederlo.

8)COME SI FINANZIA L’ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE?
L’A.P.S. si finanzia con: - contributi degli aderenti o di privati - contributi dello Stato, di enti pubblici od organismi internazionali - donazioni e lasciti testamentari - rimborsi derivanti da convenzioni - proventi delle cessioni di beni e prestazioni di servizi agli associati ed a terzi (anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria, e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali) - iniziative promozionali finalizzate al finanziamento dell’attività istituzionale.

9)“SENZA SCOPO DI LUCRO” E’ SINOMINO DI “VOLONTARIATO”
Qui ci troviamo di fronte ad un grossissimo e sbagliatissimo luogo comune. La dicitura "senza scopo di lucro" non significa affatto che tutti i membri dell'associazione debbano essere volontari. Tale dicitura è implicita nella definizione di associazione che deve avere come fine il raggiungimento di un beneficio collettivo e si contrappone a quella di società commerciale che prevede come finalità essenziale «l'esercizio di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili». Un'associazione, come una normale società, avrà delle entrate (offerte, eventuali incassi commerciali...) e delle uscite monetarie (spese, paghe ecc.): quello che avanza è detto utile. La differenza fondamentale sta nel modo in cui viene gestito questo utile. In una società l'utile viene ridistribuito ai soci/azionisti, nelle associazioni questo non può essere fatto (art. 2247 Codice Civile); l'utile deve essere reinvestito nella attività dell'associazione (caso tipico è di versarlo nel Fondo comune e utilizzarlo negli anni successivi).

10)LE EROGAZIONI LIBERALI ALLE A.P.S. POSSONO ESSERE DEDOTTE?
Sì. A partire dal 17 marzo 2005, data di entrata in vigore del decreto legge sulla competitività, sia le persone fisiche sia gli enti soggetti all’IRES, quali società ed enti commerciali e non commerciali, possono ridurre il reddito complessivo delle erogazioni liberali in denaro o in natura operate a favore delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) iscritte nel registro nazionale, compresi i livelli di organizzazione territoriale e circoli affiliati. La deduzione prevista è pari al 10% del reddito dichiarato e, comunque, non può essere superiore a 70.000 euro (più specificatamente, l’erogazione liberale è deducibile fino al minore dei due limiti). Per fruire dell’agevolazione è necessario che le erogazioni liberali in denaro siano effettuate tramite banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari. Per quanto riguarda le erogazioni liberali in natura, è invece previsto che siano considerate in base al loro valore normale (prezzo di mercato di beni della stesse specie o similari). Inoltre, il donatore, in aggiunta alla documentazione attestante detto valore normale (che può essere costituita da listini, tariffari, perizie, eccetera) deve farsi consegnare dal beneficiario dell’erogazione una ricevuta in cui siano indicati dettagliatamente i beni erogati e i relativi valori. Attenzione: nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro, vanno comprese anche eventuali erogazioni liberali alle ONLUS, alle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per oggetto statutario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico, alle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Affinché il donatore possa valersi della deduzione fiscale, occorre, infine, che il beneficiario dell’erogazione: • tenga scritture contabili che descrivano con completezza ed analiticità le operazioni poste in essere • rediga, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito documento attestante la situazione patrimoniale, economica e finanziaria del periodo di gestione. Il documento rappresentativo della situazione patrimoniale, economica e finanziaria può assumere forma simile a quella di un vero e proprio bilancio, rappresentato da stato patrimoniale e rendiconto gestionale. Lo stato patrimoniale deve distinguere tra attività istituzionale, accessoria, di raccolta fondi e la gestione del patrimonio finanziario. Il rendiconto gestionale deve indicare tipologia e qualità delle risorse, sia in entrata che in uscita. Inoltre, è consigliabile che l’ente predisponga una relazione sulla gestione per illustrare le varie voci di bilancio. Nei confronti dei contribuenti che nella dichiarazione dei redditi espongono indebite deduzioni dall'imponibile, operate in violazione dei presupposti di deducibilità sopra evidenziati, si applica la sanzione dal 200% al 400% della maggiore imposta o della differenza del credito (corrispondente alla sanzione ordinaria maggiorata del 200%). Non si applica la sanzione maggiorata del 200% in caso di mancato rispetto degli obblighi contabili. Nel caso in cui la deduzione risulti indebita per l’insussistenza dei caratteri solidaristici e sociali dichiarati in comunicazioni rivolte al pubblico o rappresentati a chi effettua l’erogazione, l’ente beneficiario ed i suoi amministratori sono obbligati in solido con coloro che hanno donato per le maggiori imposte accertate e per le sanzioni applicate. Divieto di cumulo. Questa nuova deduzione non può cumularsi con altre agevolazioni fiscali previste da altre norme (vedi paragrafo successivo), indipendentemente dall’importo erogato. Ad esempio, se il contribuente effettua erogazioni liberali (anche a più beneficiari) per un valore superiore al limite massimo consentito di 70.000 euro, non potrà avvalersi, per la parte eccedente tale limite, del beneficio della deduzione o detrazione, neppure ai sensi di altre disposizioni di legge. La scelta effettuata per un tipo di agevolazione si applica a tutto il periodo d’imposta. Le altre agevolazioni fiscali sulle erogazioni liberali alle A.P.S. In alternativa alla deducibilità sopra illustrata, le persone fisiche che effettuano erogazioni liberali in denaro alle associazioni di promozione sociale possono fruire della detrazione dall’Irpef nella misura del 19% da calcolare su un importo massimo di 2.065,83 euro. È necessario che le erogazioni siano effettuate tramite versamento postale o bancario, o con carte di credito, carte prepagate, assegni bancari o circolari. Le imprese (imprenditori individuali, società di persone, società di capitali, enti commerciali, eccetera), invece, a fronte di erogazioni liberali in denaro a favore delle organizzazioni suddette possono dedurre dal reddito di impresa un importo non superiore a 1.549,37 euro o al 2% del reddito di impresa dichiarato.

11)LE A.P.S. POSSONO SVOLGERE ATTIVITA’ COMMERCIALI?
Sì purchè in maniere ausiliaria e sussidiaria, comunque i proventi devono essere finalizzati al raggiungimento delle attività istituzionali.

12)LE A.P.S. POSSONO ESSERE PROPRIETARIE DI IMMOBILI E UNA VOLTA CHE L’A.P.S. VIENE SCIOLTA CHE FINE FANNO?
Sì le A.P.S. possono, se possessori codice fiscale, essere proprietarie di beni immobili o mobili registrati, o perché vengono comprati, durante il periodo istituzionale al fine di realizzare lo scopo dell’associazione stessa, o perché pervengono all’A.P.S. sottoforma di lasciti o donazioni. Nel caso più comune di associazione non riconosciuta il bene sarà intestato all'associazione tramite il suo rappresentante legale. Il bene è realmente di proprietà dell'associazione. Il "prestanome" non possiede alcun diritto di proprietà. Qualora l’A.P.S. si dovesse sciogliere per il raggiungimento dello scopo, o comunque per decisione dell’assemblea appositamente convocata, il patrimonio, dopo la liquidazione, sarà devoluto al fine di perseguire utilità sociale generale, ad Associazioni, aventi scopi analoghi, e comunque a qualsiasi altro Organismo, scelto dall’assemblea dei soci dell’A.P.S. che si scioglie, che persegue e promuove attività di utilità sociale e di valenza collettiva.

13)QUALI SONO GLI OBBLIGHI IN MATERIA DI TUTELA DELLA RISERVATEZZA DEI DATI PERSONALI?
Il D.lgs. 30 giugno 2003 n. 196 "Codice in materia di protezione dei dati personali" disciplina il trattamento (raccolta, registrazione, conservazione, selezione, utilizzo, ecc.) di dati personali; tra i dati personali, la lett. d) c. 1 art. 4 del Codice individua come dati sensibili quelli che rivelano l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, lo stato di salute e la vita sessuale. Per rispondere alle richieste del Codice l'associazione deve individuare tre figure: • il titolare: è l'associazione, o nelle associazioni più articolate anche le sezioni dell'associazione; • il responsabile: è una figura ulteriore alla quale, nelle grandi associazioni, è affidata l'applicazione della disciplina in materia di privacy; • l'incaricato del trattamento: è la persona autorizzata a compiere le operazioni di trattamento dal titolare o dal responsabile, designata per iscritto e alla quale si individua puntualmente l'ambito del trattamento. Il titolare del trattamento di dati sensibili o giudiziari deve acquisire il consenso scritto dell'interessato. Per quel che riguarda la sicurezza, i titolari di un trattamento di dati sensibili o giudiziari effettuato con strumenti elettronici deve redigere il "documento programmatico di sicurezza", entro il 31 marzo di ogni anno, contenente idonee informazioni riguardo: • l'elenco dei trattamenti di dati personali; • la distribuzione dei compiti e delle responsabilità nell'ambito delle strutture preposte al trattamento dei dati; • l'analisi dei rischi che incombono sui dati; • le misure da adottare per garantire l'integrità e la disponibilità dei dati, nonché la protezione delle aree e dei locali, rilevanti ai fini della loro custodia e accessibilità; • la descrizione dei criteri e delle modalità per il ripristino della disponibilità dei dati in seguito a distruzione o danneggiamento; • la previsione di interventi formativi degli incaricati del trattamento, per renderli edotti dei rischi che incombono sui dati, delle misure disponibili per prevenire eventi dannosi, dei profili della disciplina sulla protezione dei dati personali più rilevanti in rapporto alle relative attività, delle responsabilità che ne derivano e delle modalità per aggiornarsi sulle misure minime adottate dal titolare; la formazione è programmata già al momento dell'ingresso in servizio, nonché in occasione di cambiamenti di mansioni, o di introduzione di nuovi significativi strumenti, rilevanti rispetto al trattamento di dati personali; • la descrizione dei criteri da adottare per garantire l'adozione delle misure minime di sicurezza in caso di trattamenti di dati personali affidati, in conformità al codice, all'esterno della struttura del titolare; • per i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, l'individuazione dei criteri da adottare per la cifratura o per la separazione di tali dati dagli altri dati personali dell'interessato.

14)A COSA CONVIENE FARE ATTENZIONE QUANDO SI RICEVE DENARO DA UN' ENTE PUBBLICO?
Spesso le associazioni trovano negli enti pubblici un'importante fonte di finanziamento per le proprie attività. Questo denaro può costituire un reddito per l'associazione e/o può essere soggetto a IVA: • se l'ente pubblico chiede all'associazione una determinata contropartita, allora il denaro assume la forma di corrispettivo, il rapporto tra associazione e ente pubblico di dice "sinallagmatico" e diventa reddito imponibile IRES e sottoposto al campo di applicazione IVA; • se l'ente pubblico offre all'associazione un finanziamento per le attività istituzionali, allora il denaro assume la forma di contributo, assimilabile ad una donazione.

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